Vita, teoria e valore nel pensiero di Emil Lask

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dc.contributor.advisor Frank, Manfred (Prof. Dr. Dres h. c.) de_DE
dc.contributor.author Spinelli, Antonino de_DE
dc.date.accessioned 2010-07-08 de_DE
dc.date.accessioned 2014-03-18T09:54:15Z
dc.date.available 2010-07-08 de_DE
dc.date.available 2014-03-18T09:54:15Z
dc.date.issued 2010 de_DE
dc.identifier.other 325741611 de_DE
dc.identifier.uri http://nbn-resolving.de/urn:nbn:de:bsz:21-opus-49268 de_DE
dc.identifier.uri http://hdl.handle.net/10900/46722
dc.description.abstract La presente trattazione, collocandosi sulla scia di un recente risveglio dell’interesse, si propone di contribuire alla riscoperta di un pensatore tanto suggestivo quanto poco conosciuto. A differenza della stragrande maggioranza degli studi finora pubblicati, essa rivolge il suo interesse all’intera vicenda filosofica dell’autore, che va dallo scritto su Fichte del 1902 agli appunti postumi risalenti agli anni 1913-14. In particolare al primo scritto, cui la critica ha dedicato attenzione solo in tempi recenti e con esiti non sempre chiarificatori, è dedicata l’intera prima parte. Essa è incentrata su due concetti fondamentali che Lask elabora già agli inizi della sua vicenda filosofica imprimendo alla propria riflessione un carattere e una direzione che ne condizioneranno gli sviluppi successivi. Si tratta in primo luogo del problema dell’«irrazionalità dell’individuale», di cui si ricercheranno le radici nel pensiero di Kant, Fichte, Maimon, Windelband e Rickert. In secondo luogo il concetto dell’«individualità valoriale», sviluppato a partire da un confronto con le concezioni della storia di Fichte e di Hegel, segna l’inizio delle riflessioni laskiane sul difficile rapporto tra la concretezza della realtà fattuale e la portata universale del valore ideale. Nella seconda parte si procederà quindi ad analizzare lo sviluppo successivo del «cammino di pensiero» di Lask, che, dopo un periodo dominato da interessi giusfilosofici, si rivolge ai «grandi temi» della storia della filosofia, elaborando un punto di vista estremamente originale, che reca l’impronta di influssi kantiani, platonici, neocriticisti, del primo Husserl e della Lebensphilosophie tedesca. Nell’ultimo capitolo si tenterà infine di gettare un po’ di luce sull’oscura fase finale del pensiero laskiano, di cui ci restano frammenti e appunti difficilmente riassumibili in una visione unitaria. Il percorso attraverso il quale verrà esposta questa complessa e suggestiva vicenda filosofica segue diversi fili conduttori, intrecciati tra loro. Essi si lasciano riassumere intorno al problema del rapporto reciproco tra i tre termini «vita», «teoria» e «valore». La riflessione di Lask è infatti, nella molteplicità delle sue fasi e delle tematiche trattate, mossa sempre in maniera più o meno esplicita dalle stesse domande: qual è il rapporto tra la le forme concettuali con cui conosciamo il mondo e l’ambito spontaneo e irriflesso della vita? In che cosa consistono la grandezza e la miseria della ragione teoretica? In che modo il valore, inteso come ciò che orienta gli scopi dell’attività umana nelle sue diverse forme, si rapporta alla onnipresente contingenza della realtà fattuale? Tali questioni vengono affrontate da Lask per mezzo di un linguaggio estremamente raffinato, caratterizzato al tempo stesso da una grande precisione terminologica e da un impiego creativo della lingua tedesca, che lo porta a modellare le espressioni linguistiche intorno alle configurazioni concettuali che occorre, di volta in volta, mettere in luce. Da ciò deriva un singolare contrasto tra la tendenza a un tecnicismo apparentemente arido e l’efficace e vivida plasticità di alcune esposizioni. Un aspetto nel quale il presente scritto si distanzia consapevolmente dagli studi sinora pubblicati è l’attenzione concessa al dato biografico. L’esposizione di ciascuna fase del pensiero laskiano è infatti introdotta da un breve excursus sulle vicende esteriori che ne hanno accompagnato lo sviluppo. In questo modo si è voluto rispondere a molteplici esigenze. Da un lato, trattandosi di un autore poco noto, e mancando studi dedicati al solo aspetto biografico, si è voluto completare il quadro di informazioni utili a collocare nel contesto storico le sue riflessioni filosofiche. A tal fine è risultato indispensabile il contributo di Berta Lask, che, selezionando e raccogliendo una grande mole di lettere scritte dal fratello e brani tratti da esse, ha fatto sì che si conservasse fino a noi uno spaccato della vita accademica tedesca risalente al primo quindicennio del ventesimo secolo. La tipologia del materiale superstite rende inoltre la sua utilizzazione proficua al di là del mero interesse antiquario. La gran parte delle lettere di Lask a noi giunte è infatti indirizzata a Heinrich Rickert, personalità che rappresentò un costante punto di riferimento per il giovane pensatore tanto dal punto di vista filosofico, come maestro, quanto sul piano personale, come amico e consigliere. Le lettere a Rickert assumono dunque, a tratti, il carattere di un diario al tempo stesso filosofico ed esistenziale, la cui lettura conferisce contorni vitali e concreti alla personalità di Emil Lask. Non è raro, infatti, trovare, tra le righe scritte a Rickert (e non solo a lui), preziose indicazioni e suggerimenti utili a comprendere in modo più pieno alcuni aspetti del suo pensiero appena accennati nelle brevi opere filosofiche. La connessione tra il piano esistenziale e i contenuti della speculazione risulta ancor più rilevante per un autore che ha fatto del rapporto tra la vita e la teoria uno dei suoi ambiti privilegiati di riflessione, affermando, in un passo che riprende un un celebre detto di Fichte, che «tra il tipo di filosofia che si sceglie e il tipo di uomo che si è, vi è, se non proprio dipendenza, in un certo senso una correlazione». it
dc.description.abstract Emil Lask wurde 1875 in Wadowice, Galizien (damals an der Ostgrenze des Habsburger Reichs, heutzutage Polen), in einem jüdisch-deutschen Elternhaus geboren. Er besuchte das humanistische Gymnasium in Freienwalde an der Oder, in der Mark Brandenburg, wo der Vater eine kleine Papierfabrik leitete. Nach der Reifeprüfung zog er nach Freiburg, um dort das juristische Studium anzufangen. Bald wechselte er aber zur Philosophie, die ihn schon im Schulalter interessiert hatte. Für diese Entscheidung spielte die Begegnung mit dem jungen Privatdozenten Heinrich Rickert eine große Rolle, einer Figur, die sein Leben sowohl in wissenschaftlicher als auch in persönlicher Hinsicht begleitete. Während des Studiums ließ er sich evangelisch taufen, allerdings mehr aus kulturellen als aus religiösen Gründen. Nachdem er einige Semester in Straßburg bei Wilhelm Windelband verbracht hatte, erlangte er 1901 den Doktortitel mit der in Freiburg bei Rickert eingereichten Dissertation Fichtes Idealismus und die Geschichte. Er zog dann nach Berlin, wo er rechtsphilosophischen Interessen nachging und bei Georg Simmel hörte. 1905 habilitierte er in Heidelberg bei Windelband mit der Schrift Rechtsphilosophie. Dort war er zunächst als Privatdozent, ab 1910 als außerordentlicher Professor und ab 1912 als etatmäßiger außerordentlicher Professor und Mitdirektor des Philosophischen Seminars tätig. 1911 veröffentlichte er Die Logik der Philosophie und die Kategorienlehre, die als seine Hauptschrift gilt. Im folgenden Jahre erschien seine letzte wichtige Veröffentlichung, Die Lehre vom Urteil. In den Jahren 1912-14 arbeitete er an einem System der Logik, an einem System der Philosophie und an weiteren kleineren Projekten, wovon die im dritten Band der Gesammelten Schriften enthaltenen nachgelassenen Fragmente Zeugnis geben. Beim Ausbruch des ersten Weltkrieges meldete er sich aus nationalem Pflichtbewusstsein freiwillig als Infanterieunteroffizier. Er starb im Mai 1915 an der Ostfront, nicht weit entfernt von seinem Geburtsort. Die vorliegende Schrift versucht, eine Gesamtdarstellung von Lasks Philosophie anhand der drei Grundbegriffe »Leben«, »Theorie« und »Wert« zu liefern. Der erste Teil ist der wenig erforschten Frühphase von Lasks Denken, insbesondere der Doktorschrift Fichtes Idealismus und die Geschichte gewidmet. Dabei werden vor allem die beiden Gedanken der »Irrationalität des Individuellen« und der »Wertindividualität« thematisiert. Nach einer kurzen Darstellung dieser beiden Grundgedanken (1.1 = Kap. 1) wird deren Ursprung bei Kant, Windelband und Rickert untersucht (1.2 = Kap. 2). Nach einer Darstellung von Lasks Fichte-Interpretation (1.4 = Kap. 3) schließt eine Betrachtung über Lasks Verhältnis zu Salomon Maimon den ersten Teil ab, wobei eine Verbindungslinie Kant-Maimon-Lask in Bezug auf den Irrationalitätsgedanken festgestellt wird. en
dc.language.iso it de_DE
dc.publisher Universität Tübingen de_DE
dc.rights ubt-podno de_DE
dc.rights.uri http://tobias-lib.uni-tuebingen.de/doku/lic_ohne_pod.php?la=de de_DE
dc.rights.uri http://tobias-lib.uni-tuebingen.de/doku/lic_ohne_pod.php?la=en en
dc.subject.classification Südwestdeutsche Schule , Lask, Emil , Wertphilosophie , Lebensproblem , Theorie , Fichte, Johann Gottlieb de_DE
dc.subject.ddc 100 de_DE
dc.subject.other Life , Theory , Value , Lask en
dc.title Vita, teoria e valore nel pensiero di Emil Lask it
dc.title Leben, Theorie und Wert in Emil Lasks Denken de_DE
dc.title Life, Theory and Value in Emil Lask's Thought en
dc.type Dissertation de_DE
dcterms.dateAccepted 2010-03-09 de_DE
utue.publikation.fachbereich Philosophie de_DE
utue.publikation.fakultaet 5 Philosophische Fakultät de_DE
dcterms.DCMIType Text de_DE
utue.publikation.typ doctoralThesis de_DE
utue.opus.id 4926 de_DE
thesis.grantor 07/10 Fakultät für Philosophie und Geschichte de_DE

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